Giugno: tempo di bilanci

di Simone Conticelli*.

Ero poco più di un bambino quando sono arrivato a Spoleto. Un quattordicenne un po’ spaesato che stava compiendo un passo importante, il primo tra quelli che mi hanno permesso di essere qui oggi, con un bagaglio di esperienze e momenti, di amicizie vere e di qualche indispensabile sbaglio.

Sono stati gli anni del convitto, una famiglia che mi ha accolto e sgridato all’occorrenza, che mi ha fatto arrabbiare come ogni famiglia che si rispetti e che mi ha fatto conoscere quelli che oggi posso senza esitazioni definire gli amici migliori che potessi chiedere.

Il convitto ha custodito gli anni della mia adolescenza, li ha cullati tra gli entusiasmi per quell’indipendenza acquistata e le invettive mai crudeli contro il cibo della mensa.

Sono stati anche gli anni di una scuola scelta per passione, che mi ha dato la possibilità di fare esperienze sul campo e di capire cosa voglio dal mio futuro.

Non è sempre stato tutto lineare, dalle battaglie con la pronuncia del francese agli impiattamenti non sempre riusciti, ma ogni sfida mi ha spronato e stimolato, anche grazie a professori in grado di supportarci e rimproverarci all’occorrenza. Che l’adolescenza non sia un’età sempre dorata non è un segreto, con le sue costellazioni di brufoli, i dubbi cronici e i malumori all’ordine del giorno, ma se potessi la ripercorrerei tutta, giorno dopo giorno, tra le mura di una scuola che mi ha reso la persona che sono oggi.

*Con le parole di Simone, un saluto a tutti i ragazzi e le ragazze delle classi V che, superati gli esami, sono pronti per affrontare nuovi percorsi per realizzare i loro progetti!

 

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